Il radicchio trevigiano: le leggende sul fiore d’inverno

radicchio rosso

Il radicchio trevigiano: le leggende sul fiore d’inverno

A quanto narrano i contadini locali, il radicchio rosso nasce come regalo dell’autunno all’inverno, per colorare i suoi campi sono più brulli.
Ma le leggende che riguardano le sue origini sono molte come la storia degli uccelli che lasciano cadere i semi sul campanile di Dosson. Oppure c’è chi lo fa provenire dagli orti dei frati o gli regala una nascita spontanea lungo i fossi.
Ma la storia più famosa che riguarda il fiore d’inverno trevigiano la narra Silla Bovo un pensionato che frequentava i vecchi agricoltori di Sant’Angelo.
In un giorno d’inverno, come tanti altri, un contadino trevigiano portò a casa dei radicchi di campo in una carriola. Furono lasciati poi in un angolo, quasi dimenticati. Una sera, però, uno degli agricoltori ne prese una pianta tra quelle oramai appassite. E che sorpresa! Quando le tolse le foglie esterne guaste trovò un cuore rosso, croccante e ancora sano.
Perciò pare che una delle tipicità più celebri della cucina trevigiana abbia una nascita quasi casuale.
Le ipotesi storiche, in realtà sono altre. Secondo alcuni studiosi la coltivazione iniziò già dalla metà del XVI secolo a Dosson. E le prime informazioni scritte risalgono alla seconda metà dell’800, rgazie a un libricino che racconta come curare l’orto nei vari periodi dell’anno.
Il primo riconoscimento ufficiale arrivò al radicchio da parte dell’agronomo Giuseppe Benzi. Nel 1900, Benzi inaugurò la prima mostra dedicata alla caratteristica cicoria rossa, sotto la Loggia di Piazza dei Signori.

 

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